Le "Percezioni" di Marta Biagini, sono un'apertura a un mondo diverso, non opposto al reale, ma esistente. Si tratta di uno sguardo più soggettivo verso una diversa dimensione ontologica del mondo fisico, con la quale abbiamo una relazione particolare, riguardante la comprensione e la familiarità degli elementi cosmici e dello spazio circostante.
La percezione è definita come la capacità mentale di vedere le immagini, al di là delle capacità della normale visione. Si tratta di un processo subconscio, che è direttamente correlato all'esperienza e si inserisce in una secondaria natura dell'uomo, mentre proietta la conoscenza, la quale si produce con modi lontani dai sensi e dalla logica.
La comprensione attraverso l'esperienza, è correlata a fattori che hanno un'influenza diretta e sono determinati sia dalle convinzioni soggettive che dal background culturale generale. L'artista attiva questo processo percettivo e presenta trentun dipinti, in cui si realizza la distinzione tra elemento soggettivo e quello oggettivo, dello spazio empirico. Il suo lavoro è diviso in due categorie. La prima riguarda il sé soggettivo e la sua visione degli elementi morfologici. In questo modo raggiunge il surrealismo. Il secondo invece, che trae ispirazione dal mondo oggettivo, mostra forme riconoscibili, integrate in una poesia più mite, che rivela il paradosso dei due mondi.
Nella categoria delle opere puramente surreali, la tela è inondata da forme astratte e biomorfiche che vagano nello spazio. I luoghi soprannaturali non obbediscono alla geometria euclidea, perό attraverso le loro ombre e i loro contorni si sottopongono allo spazio tridimensionale, raffigurando così una diversa realtà . Gli organismi colorati, creazioni del subconscio, fluttuano e si sviluppano, all'interno delle allucinazioni, dove il tempo è chiaramente assente. Passato e futuro si confondono in un compatto presente. Il disegno è rigoroso e le forme che modella si presentano chiuse, il che conferisce un carattere di stabilità. Il colore si stende liscio e uniforme, senza residui e trame visibili, favorendo così l'insieme che caratterizza perciò' l'universo soggettivo.
La seconda categoria comprende opere in cui gli elementi illustrativi sono ancora legati alla realtà oggettiva, anche se frammentariamente. I colori si presentano più tenui e le forme cessano di essere cintate, in relazione al loro ambiente. Questo secondo mondo si sviluppa in modo più proporzionale e più dinamico. Lo spazio qui è definito da architetture, oggetti e piante, che sono significativamente concentrate in ogni composizione. Volti e corpi sono integrati nelle composizioni astratte che completano il mondo onirico. Il nesso tra le forme è vago, proiettando così un rapporto strutturale, che a prima vista si basa sull'assurdo. Gli elementi realistici non appaiono come informazioni di una specifica narrazione, ma come stralci, ognuno dei quali ha in se' un proprio significato e contribuisce così a un tutto, da cui si rivela la pura espressione del pittore.
La funzione dell'arte di "percezioni", non è finalizzato alla cognizione né a qualcosa di pragmatico(effettivo). Il suo scopo è quello di rivelare il conflitto, tra istinti e logica emotiva, al vantaggio dell'espressione.
Le due diverse prospettive, sullo stesso mondo interiore, suggeriscono la contraddizione tra conscio e inconscio. L'ordine e la rigorosa purezza di cui godono le forme delle opere astratte e surreali contrasta con la fluidità e l'osmosi che prevale nelle composizioni che mantengono il loro contatto con gli elementi della realtà. Pertanto, la contraddizione si oppone alla conoscenza già formata, rispetto allo stato libero che prevale nello spazio dell'inconscio e l'ordine riconoscibile, che caratterizza la coscienza e la logica.
L'artista organizza una diversa struttura del suo mondo pittorico, dove prevale l'ambiguità tra i rapporti delle sue parti, con la sua esistenza che sembra enigmatica, ma senza poter essere rifiutata. Niente funziona in sequenza, ma tutto è armonizzato sulla base di una diversa visione del mondo, dove si mette in primo piano l'emozione, che viene filtrata attraverso l'esperienza umana e traduce la morfologia in un processo soggettivo ed espressivo.
Dall'insieme delle opere scaturisce una forza interiore, che fa sentire questa esistenza diversa, che acquista consistenza nel colore e nella potenzialità delle forme. La Biagini con «percezioni", sviluppa una retorica riguardo alla teoria dell'interiorità umana e la percezione dell'ambiente esterno, allo scopo di attivare la ricerca e la comunicazione di uno spazio più essenziale e autentico.
Konstantino Burazani Storico dell'Arte A.S.K.T
"PERCEZIONI" (2021)
Seguendo il percorso artistico di Marta, si scopre un tragitto dalla bramosa ricerca pittorica attraverso il suo mondo interiore e la sua preoccupazione del sociale. Opere principalmente di volti ed espressioni con perfetta realizzazione pittorica. È abbastanza ciò 'per definirsi arte? La perfezione no, di per sé non è sufficiente e può disorientare. Ma quando riesce a esprimere l'anima, come negli Spazi della Mente, allora sì è arte.
Realizza l'inespresso e allo stesso tempo esprime la preoccupazione di un essere umano per ciò che sta accadendo intorno a sé e dentro di sé.
Si scopre che ha bisogno di più per esprimere la sua agonia. Nasce così il legame delle sue opere con il Rinascimento e la Mitologia, germe del metafisico e del trascendentale. La sua Medea, opera intensamente plastica ma anche selvaggia, come richiede il Mito. Opera tragica di selvaggia bellezza.
Contemporaneamente, il pozzo della speranza come lo percepisce la mia ignoranza, con l'immagine dei sassi che lo incoronano. Sensazione immaginaria che ognuno ha nella propria mente.
Il percorso prosegue con opere d'intensa plasticità e l'uso di colori, musica. Dipinti dal forte tono metafisico, di simboli spontanei che suggestionano e fanno decollare.
Qui il surreale e il metafisico coincidono. Ma forse succede sempre. Raramente pero' è espresso in un modo così moderno.
È anche di una bellezza che a prima vista intrappola e finché si continua a osservare porta a percorsi, riflessioni, problematiche che volontariamente o involontariamente l'artista ci fa indagare.
Si può fantasticare su qualcosa che può esistere (?) Ma non può non esistere l' arte di Marta, piena di agonia, preoccupazione, poesia. Una poesia figurativa, fantasia libera senza vincoli, che allo stesso tempo, sebbene sembri un ossimoro, non lascia senza controllo il Pegaso della sua pittura.
Un percorso che prosegue negli spazi della mente, tra labirinti e speranze.
Fari e costruzioni a forma di faro, ricercatori (che si possa dire) e inquieti che spingono il pensiero a immaginare una Babele moderna.
Fari onniscienti rivelano percorsi inesplorati nascosti nelle profondità della mente.
Dove guidano?
Vogliono guidare?
Piuttosto, portano a scavare "cercare dentro".
Ed è impossibile che restino ignorati gli eleganti uccelli che viaggiano secondo me, cercano l'aldilà (pag. ), si allontanano dalla Logica.
Il percorso degli uccelli compete con un aquilone volante (pag. ), fuggitivo dalle stanze della mente in un percorso di speranza? Futuro?
Dopotutto, le opere di Marta non sono né logica né scienza. Sono arte.
Opere d'arte che, lavorando nel tempo, acquisiscono colori e accostamenti cromatici e una geometria di forme che può avere un punto di partenza inconscio nel passato architettonico di Marta, ma che a me riporta alla mente immagini di De Chirico e Magritte. E non mi riferisco a un confronto di dimensioni artistiche ma al fatto che gli artisti di talento si istruiscono e assimilano l'insegnamento e le opere di maestri illustri.
L'arte di Marta sorprende, ma anche allieta. Non è sentimentalismo, esprime il suo mondo interiore con gli strumenti della pittura.
L'Arte avanza.
Prosegui Marta (aspettiamo cose nuove da te)
Tutto quanto sopra sono opinioni personali. De profundis, non artisticamente documentate. Inoltre, non ho la formazione corrispondente. Ma questo non mi impedisce di esprimere come mi sento e cosa ricevo dalle opere della mia cara amica.
Giannis Papadakis
"GUARDANDO" 2018
Luoghi impregnati di colore, tratti dalla carezza della fantasia e dalla memoria del realismo, compongono il mondo pittorico di M.B. Secondo il titolo "Spazi della Mente", l'esposizione mi riporta, per prima cosa, alla sensazione di una poetica fragilità che si esprime non con parole, ma con il pennello e le tecniche e i mezzi che la pittura offre.
Marta, architetto da anni, pittrice fin da bambina, riesce, nelle sue opere a coniugare le sue due grandi passioni. L'Architettura, con le sue regole determinate, con la libertà del fare artistico. In un caloroso abbraccio, metafisico, surrealisticamente proposto, spazi della mente in continuo movimento, con costruzioni come punto di riferimento, aprono le porte alla vortiginositá del pensiero verso infiniti viaggi.
Dentro a queste costruzioni architettoniche si cela un “lievito seduttivo”. Si direbbe che ricordano nascondigli che stimolano a vagare dentro, fuori e intorno. A camminare sopra le loro ritmiche piastrelle. Ad attraversare lungo le scale i loro passaggi aperti. A cercare di trovare che cosa si cela dietro ai loro simboli, più grandi o più piccoli. Da qualche parte ci sono pietra e fiori bizzarri. E c'è anche sole e mari azzurri al tramonto.
La verità è che il simbolismo pullula nella totalità delle opere della Biagini, anche negli elementi architettonici. A volte rimandano a complessi ellenici, delle isole o ad antichi palazzi. Altre volte ad alte torri cilindriche aristocratiche appartenenti a un'altra epoca. A quartieri o fortificazioni coniche. Li accompagnano elementi della natura. Cieli, alberi, uccelli.
E in tutto questo la figura umana è assente.
Figure umane si ritrovano invece nella seconda sezione delle sue opere che viene presentata nella mostra. Si tratta di ritratti collocati in ambienti architettonici, in alcuni casi ben definiti (stanze, spazi) e altrove collocati su uno sfondo astratto che si compone di vari motivi geometrici.
I volti sono interpretati secondo una scrittura figurativa personale, con il loro realismo che si distorce. La caratteristica principale di tutte le figure è la loro espressione e il loro sguardo. Con gli occhi umidi e un'espressione seria, guardano lo spettatore o da qualche altra parte. Da qualche parte in alto. Come silenziose, immerse dentro se stesse, danno l'impressione di vagheggiare o come se volessero fuggire dal loro presente, nel paese dei propri sogni.
Nikolena Kalaitzaki Critico d'Arte
"SPAZI DELLA MENTE" 2018
Marta Biagini non dispone soltanto di una feconda fantasia creatrice d'immagini e di forme, grazie alla quale libera possibilità espressive dell’inconscio. Avvalendosi della scrittura automatica surrealista, decodifica stimoli e sensazioni che riceve dal suo ambiente, da relazioni e impressioni, da registrazioni della memoria e condizioni archetipe, trasformandoli in labirintici campi visivi.
La sua ricerca figurativa si focalizza nella ricomposizione di una realtà che deriva dalle stesse influenze della scrittura, come percorsi di segni multiformi e proseguimento della linea. Di una linea che, con gli intrecci e i ritorni su se stessa, con ispessimenti e rarefazioni, con sintesi ritmiche e ondeggianti, crea trame entro le quali si misura l'appurato con il non convalidato, il visibile con il presunto, l’enigmatico con il paradossale.
I "paesaggi"e la scrittura astratta e gestuale di Marta Biagini ricordano schermi di trina che uniscono e contemporaneamente dividono "l’essere" dal "sembrare" di una fluida e continua sequenza di situazioni. Se l’auto definizione esistenziale della stessa scrittura determina le trasformazioni e le trasfigurazioni dell’ "io", questa prima persona singolare nel lavoro dell’artista acquista multiformità e diventa il plurale "noi", come coscienza di una drammaturgia di eventi multi modali che si riferiscono al palese e all’invisibile, al passato che diventa presente, senza tuttavia il limite di definizioni determinate.
Lo spettatore viene attratto e nello stesso tempo intrecciato inconsciamente nell’andamento labirintico della scrittura che, oltre e sopra a tutto, definisce le gradazioni e le trame pittoriche, le tensioni e il carattere dello spazio in se stesso. Di uno spazio che decostruisce e ristruttura, altera e continuamente impedisce le possibilità di tutelare la logica. Questo spazio dalle molte dinamiche cede il posto a trame topologiche che talvolta colorano, altre volte decolorano con semitoni le varie propagazioni delle sue parti, le quali non soltanto comunicano tra di loro, ma conferiscono anche la sequenza organica all’insieme, stimolando nello spettatore il meccanismo di associazione.
Nel lavoro di Marta.Biagini lo spazio si identifica con il tempo e la luce, mentre le scale ridotte corrispondono a grandi scale di avvenimenti che superano l’ autonomia dell’"io". Ogni campo visivo equivale al positivo e al negativo della sua presenza, come se lo spettatore comunicasse con una fotografia e allo stesso tempo con il suo negativo, perché ciò che si ricerca in questa specifica serie di opere non è svelare solo le trasformazioni di una «immagine», ma le sinergie nel momento in cui esse indicano la morfogenesi in se stessa, entro lo spazio, il tempo e la luminescenza di un campo visivo che, come uno schermo, palpita di vita, si contrae e si distribuisce, si riduce e si espande, portando in primo piano il significato e la dinamica del grafismo. L’entità della scrittura - come un organismo multicellulare - attraverso la sua circonvoluzione, le sovrapposizioni delle trame, il suo semplificarsi e il suo convertirsi, il divenire complessa e il lasciare tracce, si trasforma nell’entità di una materia che si ricostruisce e si deframmenta, alla ricerca di autenticità e plausibilità della sua presenza aerea.
Athinà Schinà Critico & Storico dell’Arte
"TRAME SPAZIALI" 2011
Guardando le opere di questa artista l’inconscio emerge durante i sogni, dopodiché finita la fase onirica permette di associare libere parole, liberi pensieri e immagini senza freni inibitori. E’ vero surrealismo quello di Biagini che parte da un punto e poi piano piano costruisce intorno a esso una scrittura che prende inesauribili vie. Nelle sue opere si riscontra una forte libertà immaginativa che dall’io più profondo porta a raggiungere uno stato conoscitivo oltre la realtà in cui veglia e sogno sono presenti entrambi e si conciliano a vicenda in modo armonico. L’artista accanto a immagini nitide e reali sviluppa forme che non sono sempre decifrabili, ma si collegano sapientemente tra loro dando vita a figure enigmatiche, ma che stimolano sentimenti ed emozioni. Il modo di esprimersi di Marta denota capacità analitica nei confronti del mondo circostante e di coloro che ne fanno parte.
Tutto spazia attraverso sguardi e atteggiamenti fortemente intrisi di significato e nelle immagini fantastiche sono le sfumature cromatiche e la forma a dare rilevante valore ai suoi lavori.
I bambini di colore ci guardano esprimendo un dolore antico, che chiede, che giudica e che, con dolcezza, condanna la nostra indifferenza, senza sopraffare, ma portandoci a rimetterci continuamente in discussione e farci un continuo esame di coscienza. Belle le opere e piene di significato, da guardare per riflettere e conservare nel proprio cuore.
Εlena Orlando, Storico dell'Arte
"IL RITMO ARMONICO E FANTASTICO DEL PENSIERO" 2013
Il Libro Rosso di Carl Yung è la descrizione dei vari stati d’animo dell’autore. Una specie di diario psicologico. In questo libro sono raffigurati anche molti disegni eseguiti da lui stesso. Yung considerava questi disegni come la manifestazione esterna del modo in cui viveva le proprie esperienze. Costituivano l’espressione dell’”anima oggettiva”, cioè’ l’espressione esteriore di elementi che sono comuni a tutti.
Si sa che l’artista in genere vive con idee persistenti. Ripete ininterrottamente immagini, simboli e situazioni che per lui hanno un determinato peso. Il ricorrere continuamente a essi é la sua caratteristica.
Si ritrova questo anche in Marta Biagini. Nella sua precedente esposizione, con il tema dei cappelli, vi era principalmente la volontà di dar forma a simboli che le varie figure portavano sui propri cappelli. Ogni forma rimandava a un’immagine di un qualche stereotipo o di un qualche simbolo archetipo.
Nell’ esposizione attuale si ritrova una continuazione della stessa problematica. Gli acquarelli e anche le opere a olio con questa tematica creano un gioco con gli elementi della memoria. La sua grafica fa pensare a quella automatica dei surrealisti o alla corrispondente tecnica di Cocteau. Inizia infatti a disegnare partendo da un punto casuale. Procede a mano a mano creando delle forme che rimandano a elementi archetipi della memoria. La torre, la finestra, la scala fanno parte di questi. Certamente questo procedimento può’svolgersi anche al contrario. Si può’ cominciare cioè da qualche simbolo caratteristico per continuare in seguito improvvisando. Sia nell’uno che nell’altro caso si raggiunge lo stesso risultato: di svelare e di esprimere figurativamente l’eredità della memoria che è comune a tutti e che si trova dentro di noi.
Il procedimento che abbiamo descritto corrisponde ai due livelli della memoria che l’artista recepisce. Da una parte si ha una memoria immediata che rimanda a un certo genere di forma. Si disegna diversamente quando si è calmi piuttosto che quando si e’ arrabbiati o malinconici. Si tratta di una specie di memoria istantanea, di una corrispondenza immediata agli stimoli provenienti dall’ambiente e dalle proprie sensazioni. Questo livello conduce all’improvvisazione che straripa da opera a opera a seconda dello stato emotivo dell’artista. Esiste però anche la memoria continua che aiuta nell’espressione degli archetipi che l’artista vuole raffigurare. Adotta il concetto classico dell’arte che non e’ altro che il libero gioco della fantasia che sgorga in modo libero e spontaneo. Ciò che la fantasia non dimentica si avvale della possibilità di esistere. La asimmetria che c’é tra la realtà e la fantasia non si risolve per dato di fatto ma intermediando con la forza del fantastico. I suoi disegni sperimentano le più infinite possibilità tra il Generico e lo Specifico con la fantasia, in base a criteri che non sono dati a priori ma interagiscono come in un gioco.
Marta Biagini punta a focalizzare il significato dell’insieme e della sua composizione. Principi che ha preso in prestito dall’architettura. Quando disegna o dipinge una torre non le importa solo di raffigurare un simbolo, ma di come esso si inserisca con i suoi elementi d'improvvisazione entro una struttura unica. La forma deve essere totale. L’opera d’arte non e’ composta da una serie di elementi, ma corrisponde a qualcosa di più delle parti di cui e’ costituita. La ricerca dell’immagine totale, della “gestalt”e’ il suo scopo.
Panaiotis Papadopulos, Critico dell’Arte
"IL LIBERO GIOCO DELLA FANTASIA" 2014
Marta Biagini fa del cappello l’idea primordiale del suo lavoro, confrontandosi con la tradizione surrealista con la quale stabilisce un colloquio, riconoscendola anche nel suo contesto. La sua opera si differenzia però dalla tradizione surrealista in modo sostanziale.
Nel suo lavoro, i volti che portano il cappello sono raffigurati senza un’espressione ben precisa. Non si differenziano molto l’uno dall’altro. Non ha importanza quale sia l’espressione della figura. E certamente ciò non è casuale, visto che alle figure non viene affidato il compito di rappresentare personalità ben determinate , ma, al contrario, esse svolgono la funzione di archetipi. Ciò che conta maggiormente sono i simboli che le figure portano nei loro cappelli.
I suoi simboli: fascino, vanità, maternita, senso di libertà, precarietà, ma anche chiari simboli psicologici che esprimono repressione, chiusura, dolore, rivelazione e anche inestricabile esistenzialismo. Protezione, tenerezza, immaginazione ed erotismo, paesaggi urbani e naturali, evasione e desiderio di libertà o semplicemente il sognare ad occhi aperti. Cosi la lista può continuare fino all’infinito.Il tema si fa uno stimolante e fecondo strumento, ma non si trasforma affatto in maniera. Perché il cappello nel lavoro della Biagini è l’espressione stessa della condizione umana.
Panaiotis S.Papadopoulos Storico e Critico d’Arte
"CAPPELLI" 2006
Ogni esposizione di Marta Biagini é sempre una sorpresa. Unisce la pazienza e la minuziosità’ di un archeologo alla capacita’ di accedere all’inconscio proprie di uno psicanalista, portando alla luce qualcosa di primordiale dal profondo dell’anima. Non nega di mostrarlo, di svelarlo davanti ai nostri occhi attoniti.
É un procedimento insistente. Per chi ha avuto l’occasione, come me, di conoscerla, questa faticosa ricerca d'introspezione è impressa sul suo volto. Per chi non ha avuto l’occasione di conoscerla, basta che guardi le sue opere, che rispecchiano questa difficile prova. E non parlo soltanto per le – spesso impercettibili – contrazioni di tensione nelle sue figure. Ma altrettanto espressivo è il silenzio delle forme archetipe che accompagnano le figure. Forme fuori dalla realtà, fuori dalla logica, ma come altrimenti può’ esprimersi l’invisibile, l’indicibile ?
I suoi colori, nella gamma di ocre e terre naturali, ben si armonizzano con le forme e il loro contenuto. Una piccola rivoluzione cromatica avviene negli ultimi lavori, con i bambini. É forse inevitabile che i colori dell’anima dei bambini qua si facciano più luminosi e che spesso esprimano piú ottimismo.
In un’epoca come la nostra, dove Arthur Danto parla della fine dell’arte e dove per arte si intende tutto ciò’ che viene spacciato per arte, la pittura di Marta Biagini risplende con la sua schiettezza, il suo coraggio, la sensibilità’e la sua espressività’ artistica.
Dimitris Sklidis Pittore, artista, insegnante di pittura e di Storia dell’Arte
"RAPPORTO IN TRE SEZIONI" 2005

